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mercoledì 18 novembre 2009

Evribadi needs somebody.

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Quando mi dichiaro alle persone come mosso da una significativa istanza puramente individualista, queste indietreggiano e nell'arco di pochi secondi, elaborando, smettono di giudicarmi per poi riprendere a farlo questa volta accogliendo la mia confessione come una minaccia dalla quale prendere precauzioni. E quasi lo fanno di nascosto, silenziosi come animali (a volte sbraitando come cani), allontanando la mia mancanza di solidarietà agli angoli per non infettarsi, loro al centro di una stanza metallica coincidente con la mia. Colpevoli alla pari, sprovvisti di una consapevolezza avanzata, disconosciuta nei casi di massima e ostentata devozione al collettivismo, migrano altrove, verso campi abbastanza grandi per accoglierli tutti, dove alle effusioni alterneranno il baratto di soppiatto o quello comprensivo di gesti grossolani e parole poco gradevoli, in una farsa di attenzioni e sentenze inattendibili. Ma gli sviluppi dimostrano come anche in una piccola comunità di quindici persone, l'egoismo sia la prima, e forse l'unica, esigenza umana, indichiarata allo scopo di sostentare quell'usurato giudizio che esce un pò dalle bocche di tutti. L'egoismo vince, inevitabilmente, in ogni caso: rinchiuderlo quale bisogno costituzionale, dandosi in vendita al primo passante, mitigherebbe di astinenza quella che poi erutterebbe come un'urgenza omicida, o, anche peggio, come un suicidio se d'implosione senza fine si tratta. Non serve essere familiari, vestirsi da amici, farsi passare per fratelli acquisiti; quest'irrefrenabile macchia latente investe sempre, paragonabile ad un istinto animale solo un po più ponderato e iniquamente anticipato da parole e servigi che valgono la qualifica di "civile" per chi si sforza quotidianamente di mantenere un proprio ruolo sociale, accreditatogli da un sistema malfunzionante e obeso di bugie. Molto più semplice risulta l'accettazione, motivo basilare per la corretta riuscita di una convivenza (perché da solo non mi responsabilizzo a tal punto da non ritenere quest'ultima indispensabile), degenerata nella pellicola in discussione proprio a causa dell'incapacità dimostrata nell'accogliere un dono, nel riceverlo quale messia, compromettendo di fatto una salvezza che, anche secondo la mia immaginazione pre-conclusiva, avrebbe avuto del clamoroso. Così, trucidata la speranza, nessuno sarà risparmiato, alcuna forma di insegnamento verrà trasmessa, e ad ognuno spetteranno le conseguenze delle proprie azioni, ad esclusione di un cane, metafora spalancata per molteplici interpretazioni (dalla sua sopravvivenza al suo nome). L'orribile fotografia di un atteggiamento per nulla incline alla versatilità, da sempre parallelo al mondo solamente fatto di istinti e procacciamento, uso e disuso, corteggiamento e abbandono. Lontano da una totalità, la mia onestà si consuma ancor prima di aver incontrato altre micce, di conseguenza, utopisticamente, ignoro come potrebbe essere l'atteggiamento umano secondo la mia alternativa. Tutti hanno bisogno di qualcuno, l'importante è capirne il proposito.

Music by: Blank Dogs
Photo by: killmenow

lunedì 2 novembre 2009

Easy as pie (The house).

Dexter-Morgan da Jamie(bn(tp)c).
Il codice di Harry è infranto. Del tutto questa volta. Prima ancora di considerare l'atto di pietà in sé, lo si legge nel volto di chi, a commettere "sgarri" sempre prontamente (auto)riconosciuti, d'un tratto riceve approvazioni susseguenti l'una all'altra: prima l'amico vero, quello che non ti abbandona nel momento del bisogno, che sacrifica, rinuncia e si colpevolizza riconoscendo buon senso e ragionevolezza al proprio compagno in situazioni come dire, compromettenti; poi gli affetti genealogici, incarnati da chi sempre in un angolo ha tenuto il proprio personaggio di "interno alle faccende", sapendo e ignorando, per l'intera durata delle indagini, verità camuffate ad un pubblico non troppo condiscendente. Quest'ultimo, la sua finale espressione, le sue ultime parole sono la prova che ciò di cui incerto fino a ieri compivi, non ha bisogno di essere ricondotto a certi termini, a certe leggi andate a male, formulate da un padre nauseante sulle lame da lavoro insanguinate. Tutto questo impegno di sostegno "morale" vale molto di più di quello che può sembrare agli sconosciuti del caso; vale a dire infatti pace, liberazione dai lunghi, e di sicurezza ottenebranti, tormenti sul trovarsi nel giusto, sul sentirsi cattivo con la scusa pronta del codice. Quest'alone si è sciolto come scongelato, passando per ambienti più caldi anche per gelidi geni solitari. Ora Dexter Morgan non segue più istruzioni preventivate da altri, né modifica queste a proprio piacimento; egli ha ormai raggiunto una sua maturità d'azione non più giustificata, ma indipendente, vigile in base alle scelte malsane di ognuno, in base al giusto non relativo. Ha preso in mano la propria vita a tutti gli effetti, decidendo la morte per gli altri quale autentica mano sinistra di Dio, al fine di rendere giustizia, cessando il dolore per chi ne commette e per chi ne soffre. Ho sentito scivolarmi addosso l'estratto del tuo passeggero oscuro tante volte ma se devo scegliere, fra datate rivelazioni e squilibri precari, questo è il passo della tua vita che più preferisco, perché sorprende ad ogni avvenimento, comico o responsabile che sia. Le mie ancora acerbe sensazioni le lascio da parte in modo da godermi, rilassato, momenti d'oro da incorniciare come questo, in quanto so che la prudenza per uno come te non è mai troppa. Vero?

"Tutte le persone che ho ucciso mi hanno chiesto pietà, un concetto che non ho mai capito... finora."
"Questa, questa è la pietà. Ma solo per un'amica".

(Dexter Morgan)

Music by: Daniel Licht
Photo by: Jamie(bn(tpc)